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In un tempo in cui informazione e mondo del volontariato vengono sempre più messi sotto assedio dal mondo della politica alla ricerca di nuove vittime da sacrificare all'altare della demagogia occorre un impegno maggiore che renda più efficace la comunicazione e soprattutto utilizzando mezzi alla portata di tutti. Questa quindi da oggi è la scelta di Voci Libere. Nasce come periodico cartaceo nel formato tabloid e successivamente nel formato rotocalco. Oggi i tempi ci hanno imposto questa scelta e siamo lieti di abbracciarla in quanto ci consente una maggiore strutturazione anche sul territorio con informazioni e comunicazioni sempre più vicine alle persone.

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Cultura e Società

 
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Roma: decoro urbano cancella storica scritta 'Vota Garibaldi' a Garbatella. Campidoglio: 'Sarà restaurata'

Era lì dal 1948. Il Comune: 'Errore di un addetto della ditta appaltatrice'

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Fai: Giornate di primavera, un ponte tra le culture

Il 23 e 24 marzo in 1.100 luoghi. Anche guide straniere

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Più che fiori ortaggi, passione per un milione di italiani

Vince il fattore green, mangiare genuino e stare all'aria aperta

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Tajani indecente su Mussolini. Se questo è un moderato

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Tratto da huffingtonpost.it

Parafrasando Primo Levi: se questo è un moderato. E parafrasandolo ancora: se questo può essere il presidente del Parlamento europeo. Perché le parole di Antonio Tajani sono, semplicemente, sconcertanti. Ascoltatele: "Mussolini non era un campione della democrazia". E ancora: "Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s'è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare le infrastrutture e le bonifiche".

È la vecchia vulgata dell'Italia qualunquista e nostalgica, dei treni che arrivavano in orario, del "si stava meglio quando si stava peggio", l'antica suggestione che, se ci fosse stato "lui" ci sarebbe stato più ordine e meno casino. Il culto dell'uomo forte come risposta all'insofferenza collettiva verso le regole della civile convivenza. Diciamolo subito, perché in questi casi, ci vuole una certa schiettezza. O Tajani è un ignorante (e non sa), oppure sa e con le parole accarezza le viscere reazionarie di un paese in cui la fragilità dello Stato e delle istituzioni poggiano anche un impoverimento del tessuto valoriale comune, che si alimenta di verità e consapevolezza.

In fondo, perché stupirsi, lo ha fatto anche Berlusconi per un Ventennio, il vero padre del populismo odierno e della grande rottamazione valoriale dell'edificio repubblicano, delle sue prassi politiche e della sua impalcatura di valori. Che cosa erano la nipote di Mubarak e la battuta su "Mussolini che mandava la gente in vacanza al confino", le leggi ad personam e la violenza della gaffe sui Fratelli Cervi, se non una chiamata alla rivolta contro le regole, e un grande inno a rendere lecito ciò di cui ci si dovrebbe vergognare? È stato sdoganato tutto, i fascisti quando erano ancora tali fino all'arbitrio verso i principi culturali, morali, nutrendo il paese di ignoranza, antipolitica. Diseducandolo secondo il principio che per trovare un lavoro si fa prima con il bunga bunga che piegandosi la schiena sui libri, in primis su quelli di storia, materia inutile per i fatturati facili.

Altro che moderati. Si arriva così alle parole di Tajani, ignoranti e sconcertanti allo stesso tempo. Perché Mussolini - il solo ricordare queste ovvietà è un segno dei tempi - non solo non era un "campione della democrazia", ma teorizzò e praticò l'abbattimento della democrazia parlamentare, considerata sin dalle origini, un regime decadente, parassitario e imbelle, l'ordine dei mediocri e di un gregge da addestrare. Sin dalla fase movimentista e sansepolcrina, il fascismo non nasce per "correggerla", ma per abbatterla. O forse è un dettaglio, presidente Tajani, la presa del potere con violenza squadristica, la chiusura del Parlamento in un clima di terrore nel paese, l'arresto di Antonio Gramsci da deputato in carica, le bastonate a morte a Giovanni Amendola, i fratelli Rosselli, e così via? O forse, presidente, ha dimenticato l'imposizione del partito unico, la chiusura dei sindacati, la negazione del pluralismo sociale con le corporazioni, la trasformazione delle libere elezioni in plebisciti, il tutto ben prima del 1938 ma già nel 1924?

Questo dato storico e politico è esplicitamente rivendicato, con fierezza, dal Duce stesso nella voce Totalitarismo della Treccani che scrive di suo pugno. E di cui si consiglia vivamente la lettura. Dettaglio che il revisionismo d'accatto tende spesso a rimuovere, perché il primo a non voler essere definito "democratico" era proprio Mussolini che si considerava, con un certo orgoglio, "campione" della "rivoluzione fascista", che avrebbe sancito in maniera irreversibile il superamento dei sistema politico borghese e dei suoi valori. Anche la storiografia revisionista non ha mai messo in discussione questo elemento, concentrandosi su altro. Gli storici hanno infatti discusso in che misura il fascismo italiano sia stato "totalitario", in relazione al ruolo che, durante il regime, hanno avuto l'esercito, la monarchia, la Chiesa, se cioè, la presenza di questi attori ne abbia in qualche modo mitigato il carattere. Ma di questo hanno parlato gli storici, non di una messa in discussione della fondamenta anti-democratiche del regime. Non a caso, Renzo De Felice, il padre della storiografia revisionista, intitola il suo volume "Mussolini il Duce. Lo Stato totalitario 1936-1940". Perché il problema, con buona pace di Tajani, non nasce nel '38, al netto di quell'incidente di percorso del delitto Matteotti, ma riguarda la natura stessa del fascismo.

Ed è su questo la grande, insopportabile, indecente ambiguità. Parliamoci chiaro: le parole del presidente del Parlamento europeo, rappresentante di una istituzione che incarna i valori proprio di quella democrazia che nasce dall'antifascismo, rivelano un humus culturale di fondo che con poche eccezioni ha sempre caratterizzato la destra italiana. Destra che, con una certa indulgenza verso se stessa in questi vent'anni si è definita come moderata, senza incarnare quell'intransigenza sui valori propria dei moderati europei. È il cuore del problema italiano, che spiega l'egemonia sovranista di oggi. I gollisti francesi sono eredi di quel grande partito di De Gaulle che animò l'antifascismo e la resistenza europea. E questo spiega quella disciplina repubblicana francese che ha sempre spinto quel partito a non allearsi mai con l'estrema destra lepenista. Lo stesso i conservatori inglesi e i grandi partiti moderati e liberali europei. Berlusconi non è mai stato moderato e ha sempre giocato col sentimento qualunquista dell'Italia reazionaria e fascistoide, anti-politica e insofferente alle regole. È stato, semplicemente, moderato o estremista a seconda della convenienza del momento: convenienze politiche, economiche, aziendali, processuali. Non di principi non negoziabili. Non proprio un "campione della democrazia".

https://www.huffingtonpost.it/alessandro-de-angelis/tajani-indecente-su-mussolini-se-questo-e-un-moderato_a_23691718/

Il 15 marzo sciopero globale per il clima, gli studenti in piazza

 
GRETA
 

Manifestazioni per chiedere ai governanti misure concrete

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Niente scuola o università per i ragazzi di tutto il mondo venerdì 15 marzo. Sciopereranno e scenderanno in piazza, senza bandiere, per far sentire la propria voce, soprattutto ai capi di stato e di governo, a cui chiedono impegni concreti contro i cambiamenti climatici. In ballo c'è il loro futuro. Il 'Global Strike For Future', che ha ricevuto l'adesione di una novantina di Paesi e più di 1.325 città, arriva dopo un paio di mesi di manifestazioni, organizzate ogni venerdì in diverse città di ogni continente, nei 'Fridays for Future' lanciati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, ormai simbolo mondiale di questa protesta e di questa istanza, di quello che è diventato un movimento studentesco mondiale. Ma a cui aderiscono anche gli adulti, e fra questi oltre tremila scienziati. Tutto è cominciato dall'attivista dalle lunghe trecce bionde con la sindrome di Asperger, come si definisce nel profilo Twitter, dove ha 235mila follower, mentre la sua pagina Facebook la seguono in oltre 270mila.

 

Colpita dalle potenti ondate di calore e dagli incendi che avevano distrutto boschi del suo paese l'estate scorsa, Greta, in modo solitario, dal 20 agosto ha deciso di non andare a scuola fino alle elezioni del 9 settembre, per chiedere al governo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, ritenute fra le cause maggiori dei cambiamenti climatici, come asserito dagli scienziati a livello mondiale e come scritto nell'accordo di Parigi sul clima del 2015. Con il suo cartello "Sciopero della scuola per il clima", Greta è andata a protestare silenziosamente tutti i giorni davanti al Parlamento di Stoccolma. Dopo le elezioni, la sua manifestazione è proseguita tutti i venerdì. E poi non è stata più solitaria. La notizia ha fatto il giro del mondo e Greta ha fatto seguaci, diventando di fatto portavoce di questo movimento giovanile. Ha pronunciato parole forti contro molti grandi della Terra.

#FridaysForFuture - GLI EVENTI

A dicembre, alla Conferenza dell'Onu sul clima a Katowice, in Polonia, ha rimproverato i leader mondiali di "comportarsi come bambini irresponsabili, non abbastanza maturi da dire le cose come stanno", e da lì ha invitato tutti i ragazzi a mobilitarsi personalmente per questa causa. A gennaio ha parlato davanti al gotha dell'economia a Davos, attaccando chi "ha sacrificato valori inestimabili per continuare a fare somme di denaro inimmaginabili". Ha parlato a Bruxelles davanti al Comitato economico e sociale europeo, per dire che "non c'è abbastanza tempo per permetterci di crescere e prendere in mano la situazione". A citarla, fra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti, come spinta per le istituzioni. 

Viaggiando sempre in treno, perché gli aerei inquinano troppo, Greta ha girato da Parigi a Berlino ad Amburgo ed altre città europee, per sfilare in strada con altri studenti nello sciopero della scuola. Ha stilato una sorta di manifesto con le regole per manifestare: no a violenza, incidenti, rifiuti, profitti, odio, ridurre al minimo la propria impronta di carbonio e fare sempre riferimento alla scienza. E poi il suggerimento a seguire l'accordo di Parigi e i Rapporti degli scienziati dell'Ipcc (il panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici), contenere l'aumento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi, focalizzarsi sull'equità e la giustizia climatica.

Altre Giornate e conferenze mondiali, summit di potenti della Terra per focalizzare l'attenzione sul cambiamento climatico e sulla necessità di intervenire in fretta, non sembrano avere il seguito di Greta. Sulla pagina Fb, la giovane attivista aggiorna la mappa Google che indica le città del mondo che si stanno preparando per la grande manifestazione.

[FONTE ANSA]

Greta Thunberg proposta per il premio Nobel per la pace

 
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La 'nomination' è di tre parlamentari norvegesi in segno di riconoscimento per il suo impegno per l'ambiente

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Greta Thunberg, l'attivista 16enne svedese promotrice delle marce dei giovaniper il clima in tutta Europa, è stata proposta per il premio Nobel per la pace da tre parlamentari norvegesi in segno di riconoscimento per il suo impegno contro la crisi climatica e il riscaldamento globale, riporta il settimanale Time. "Abbiamo nominato Greta perche' la minaccia del clima potrebbe essere una delle cause più importanti di guerre e conflitti", ha detto il parlamentare Freddy Andre Oevstegaard.

LO SPECIALE

"Siamo nel pieno di una crisi. Ed è la più urgente e grave che il genere umano abbia mai dovuto affrontare. Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti e la maggior parte della popolazione mondiale non ha idea delle possibili conseguenze della nostra incapacità di agire", ha detto Greta Thunberg, in un'intervista in apertura di Repubblica, alla vigilia del Global strike for climate.

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[FONTE ANSA]

Brexit: Westminster boccia ancora l'accordo della May

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  • Brexit: Westminster boccia ancora l'accordo della May
 

391 i deputati contrari, solo 242 quelli favorevoli

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Mafia, blitz dei carabinieri a Palermo: 32 arresti, smantellato un altro pezzo della Cupola 2.0

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Nuova operazione contro il clan di Porta Nuova che aveva ricostituito la commissione provinciale di Cosa Nostra

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Etiopia, si schianta un aereo dell'Ethiopian Airlines: 8 italiani tra i 157 morti

 
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Il Boeing 737 era appena decollato da Addis Abeba e diretto a Nairobi

tRA LE VITTIME OTTO CITTADINI ITALIANI TRA I QUALI L'ASSESSORE AI BENI CULTURALI DELLA REGIONE SICILIA L'ARCHEOLOGO SEBASTIANO TUSA.

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VOCI LIBERE

 
 
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ESPRIMIAMO TUTTO IL NOSTRO DOLORE E LA VICINANZA ALLE FAMIGLIE DI OGNI SINGOLA VITTIMA DEL DISASTRO AEREO




 

TUTTI I VOLONTARI ED I COLLABORATORI DI VOCILI LIBERE ESPRIMONO IL PROPRIO CORDOGLIO ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DEL DISASTRO AEREO DI OGGI.

 

8 Marzo, la Svezia nomina l'attivista Greta donna dell'anno


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La sedicenne paladina delle marce dei giovani per il clima

La sedicenne svedese Greta Thunberg, promotrice delle marce dei giovani per il clima in tutta Europa, è stata nominata donna dell'anno nel suo Paese, in base a un sondaggio dell'istituto Inzio per il giornale Aftonbladet.

Greta è stata la più citata davanti alla leader dei cristiano-democratici Ebba Busch e alla principessa Victoria. "Wow! E' incredibile", ha commentato la giovane citata dal quotidiano svedese.

Dall'agosto 2018 Greta Thunberg organizza ogni venerdì uno sciopero scolastico per il clima, seguito in diversi Paesi europei. Venerdì 15 marzo è prevista una mobilitazione mondiale in 75 Paesi. Anche un altro giornale svedese, Expressen, ha nominato Greta donna dell'anno ma per decisione di una giuria.

​​​​​[FONTE ANSA]

8 Marzo 2019
Giornata internazionale della donna:
STORIA, ORIGINE E SIGNIFICATO

"E perchè in Italia si usa la mimosa?"

AUGURI A TUTTE LE DONNE DEL MONDO

 
 

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La Giornata internazionale della donna ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo.

Viene associata alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne istituita il 17 dicembre 1999 e che cade ogni anno il 25 novembre.

Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti d'America a partire dal 1909. In alcuni paesi europei dal 1911 e in Italia dal 1922.

Specialmente in passato e ancora oggi dall'Unione donne italiane e nell'accezione comune viene chiamata Festa della donna anche se sarebbe più corretto Giornata internazionale della donna, poiché la motivazione non è la festa ma la riflessione.

Fonti ONU auspicano che nel mondo sia raggiunta una effettiva parità di genere entro il 2030.

Il VII Congresso della II Internazionale socialista si tenne a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 e vi parteciparono 884 delegati di 25 nazioni. Tra questi vi furono le più importanti personalità marxiste del tempo come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin e August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès. In quella sede vennero trattati, oltre al problema dell'atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea e al tema del colonialismo, anche la questione femminile e la rivendicazione del voto alle donne.

Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne, senza allearsi con le femministe borghesi che reclamavano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne. Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit(L'uguaglianza), divenne l'organo dell'Internazionale delle donne socialiste.

Il «Woman's Day» negli Stati Uniti (1908-1909)

Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, causa l'assenza dell'oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman's Day», il giorno della donna.

Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

Quell'iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l'ultima domenica di febbraio 1909 all'organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 23 febbraio 1909.

Verso la fine dell'anno, il 22 novembre, a New York incominciò un grande sciopero di ventimila camiciaie, che durò fino al 15 febbraio 1910. La successiva domenica 27 febbraio, alla Carnegie Hall, tremila donne celebrarono ancora il Woman's Day.

 

La Conferenza di Copenaghen (1910)

Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata manifestazione della giornata della donna, proposero alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 - due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista - di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

Manifesto tedesco relativo alle locali manifestazioni della Giornata della Donna dell'8 marzo 1914, la cui richiesta principale era il diritto di voto.

Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione».

Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei  Germania, Austria, Svizzera e Danimarca - la giornata della donna si tenne per la prima volta domenica 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848, durante la rivoluzione, il re di Prussica dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi, così come a Vienna, dove alcune manifestanti portarono con sé delle bandiere rosse (simbolo della Comune) per commemorare i caduti di quell'insurrezione. In Svezia si svolse il 1 maggio 1911, in concomitanza con le manifestazioni per la Giornata del lavoro.

La manifestazione non fu ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti; l'anno seguente gli organizzatori vennero arrestati, impedendo di fatto l'organizzazione dell'evento. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta domenica 8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi. Lo stesso giorno vi furono degli scontri a Londra, dove era prevista una marcia di protesta: la giornalista socialista Sylvia Pankhurst, che aveva da poco fondato la East London Federation of Suffragettes, venne arrestata a Charing Cross, mentre si stava dirigendo verso Trafalgar Square, dove avrebbe dovuto tenere un comizio. Sempre nel 1914, in Francia, si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi il 9 marzo.

 

L'8 marzo 1917

Le celebrazioni furono interrotte in tutti i paesi belligeranti negli anni seguenti allo scoppio dellaprima guerra mondiale, avvenuto nel luglio 1914, così come venne cancellato il congresso della Seconda Internazionale previsto a Vienna tra il 23 e il 29 agosto di quell'anno, in concomitanza del quale si sarebbe dovuta svolgere anche la terza Conferenza internazionale delle donne socialiste. ASan Pietroburgo, l'8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò successive manifestazioni che portarono al crollo dello zarismo ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell'apertura del III congresso dell'Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel1922, per iniziativa delPartito comunista d'Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'otto marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.

 

La confusione sulle origini della ricorrenza e l'ufficializzazione dell'ONU

Il Brown Building (dal nome del filantropo Frederick Brown, che lo donò all'Università di New York nel 1929) nel quartiere di Greenwich, dove si trovava la Triangle Shirtwaist Factory, teatro del tragico incidente del 25 marzo 1911.

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna nelle sue prime manifestazioni, le vicende della seconda guerra mondiale e infine il successivo isolamento politico della Russia e del movimento comunista nel mondo occidentale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione.

Così, nelsecondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottone avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l'incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica).

Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti avvenuti a Chicago, a Boston o a New York.

Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l'erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media sia nella propaganda delle organizzazioni sindacali.

Con la risoluzione 3010 (XXVII) del 18 dicembre 1972, ricordando i 25 anni trascorsi dalla prima sessione della Commissione sulla condizione delle Donne (svolta a Lake Success, nella Contea di Nassau, tra il 10 e il 24 febbraio 1947), l'ONU proclamò il 1975 "Anno Internazionale delle Donne".

Questo venne seguito, il 15 dicembre 1975, dalla proclamazione del "Decennio delle Nazioni Unite per le donne: equità, sviluppo e pace" ("United Nations Decade for Women: Equality, Development and Peace", 1976-1985), tramite la risoluzione 3520 (XXX).

Il 16 dicembre 1977, con la risoluzione 32/142 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propose a ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all'anno "Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale" ("United Nations Day for Women's Rights and International Peace") e di comunicare la decisione presa al Segretario generale. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L'8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.

 

In Italia: La mimosa

La mimosa, simbolo italiano della Giornata internazionale della donna

Nel settembre del 1944, si creò a Roma l'UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l'UDI a prendere l'iniziativa di celebrare, l'8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell'Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donnacontenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce tra febbraio e marzo, secondo un'idea di Teresa Noce, di Rita Montagnana e di Teresa Mattei.

Carica di polizia contro un corteo femminista

Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell'Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l'ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico». Nel 1959 le senatrici Luisa Balboni, comunista, Giuseppina Palombo e Giuliana Nenni, socialiste, presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto.

Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista.

 

Il femminismo

 

Manifestazione femminista italiana del 1977

L'8 marzo 1972 la giornata della donna a Roma si tenne in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice statunitense Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di donne manifestavano con cartelli chiedendo la legalizzazione dell'aborto e la liberazione omosessuale. Il matrimonio venne definito prostituzione legalizzata e circolò un volantino che chiedeva che non fossero lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità. Quelle scritte furono giudicate intollerabili e la polizia, senza lo squillo di tromba previsto, caricò, manganellò e disperse le pacifiche manifestanti. In molte città d'Italia sono stati intitolati all'8 marzo strade e giardini.

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