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Italia e dintorni

Io non sto con Salvini

 
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di Piero di Giorgi

 

Fino a qualche tempo fa pensavo che fossero le masse a dovere cambiare il mondo. In verità, tutti i tentativi di cambiare il mondo sono falliti, perché i partiti, nati per essere dalla parte degli ultimi e difendere i principi di uguaglianza e giustizia, guidati da élite staccate dalle masse e immersi nei loro privilegi, hanno tradito quei valori. Perciò, da alcuni anni, penso che bisogna, attraverso un lavoro di lungo termine, prima cambiare le persone, perché tutti acquisiscano un livello di consapevolezza e di autocoscienza per esercitare la cittadinanza attiva e prendere in mano il proprio destino. 

La storia lontana e recente ha mostrato che il popolo indistinto può, in determinate situazioni, farsi manipolare da un qualsiasi pagliaccio che salga su un palcoscenico e votare per i Mussolini, gli Hitler, i Trump e i Salvini.
Salvini sa bene che il popolo indistinto è soggetto a fenomeni di appannamento della coscienza e di regressione a pulsioni primordiali, è un bravo fabbricante di slogan, trasformando problemi tragici in messaggi di propaganda subliminari. Crea prima paure che non hanno ragione di essere e poi punta a fare emergere quelle pulsioni più antiche, sepolte nell’inconscio collettivo. Sono sicuro che se propone la pena di morte avrà anche lì i consensi del popolo indistinto. Tra l’altro, il popolo indistinto ha anche una memoria corta tale da apparire masochista al punto di dimenticare tutti gli epiteti e gli insulti più offensivi, che non voglio neanche ricordare (lo ha già fatto Giacomo Anselmo) che la Lega ha rivolto ai meridionali e che ancora oggi potete sentire o leggere se andate qualche giorno nel Nord. 
Allora, chiedo a voi mazaresi che mi leggete: voi camminereste insieme a uno che ha detto di voi peste e corna e che vi considera esseri inferiori, voi che siete eredi di quella tradizione culturale e dell’accoglienza che ci proviene dalla filosofia greca?
Ma c’è di più. Ed è un pericolo serio e molto grave. Purtroppo, per uno dei tanti errori della sinistra storica, sono state messe pesantemente le mani sulla nostra Costituzione con la riforma costituzionale del titolo V del 2001. Si è fatto il pasticcio di una Stato e Regioni una classificazione delle competenze, distinte tra quelle esclusive dello Stato, quelle esclusive della Regione e quelle concorrenti tra l’uno e l’latra. 
Premesso che sostengo da anni l’abolizione delle Regioni e delle province, che sono dei pozzi di sperpero di denaro pubblico e di sottogoverni e privilegi e la ripartizione delle competenze tra Stato e Comuni, ciò premesso, adesso i leghisti che sono al governo nelle regioni del Nord, vogliono trattenere le loro tasse e farsi la loro sanità e gestirsi le loro scuole. Inutile dire che questa costituirebbe la premessa per la secessione, tanto cara a Bossi ma mai abbandonata dai leghisti e che pone le premesse di una balcanizzazione dell’Italia e cioè del pericolo concreto di una guerra civile. 
Perciò, cari mazaresi, volete voi proprio questo? Meditate bene prima di votare, usate la testa e fermate Salvini.

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Tav, alta tensione. Salvini: "L'opera va fatta". Di Maio: "Non decide da solo". M5s: "La crisi è già aperta"

 

Alta tensione nel governo sulla Tav. "La crisi è già aperta", dice il sottosegretario alla presidenza del consiglio (M5s) Stefano Buffagni: "Cosa stia succedendo è chiaro - parlando alla presentazione del libro di Piercarlo Padoan e Dino Pesole "Il sentiero stretto". -: non è che ci sia da aprire una crisi, la crisi è già aperta. Finalmente. I giornali nei giorni scorsi ne avevano scritto, noi dicevamo che non ne sapevamo niente. Adesso un po' di difficoltà c'è, lo diciamo apertamente". Ma il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, assicura: "Col buonsenso si risolve tutto. Nessuna crisi di governo e nessuna nostalgia del passato, lavoriamo per unire e per dare lavoro, sviluppo e futuro all'Italia".

A stretto giro, ribatte il leader M5s, Luigi Di Maio: "Voglio solo che si rispetti il contratto e non si faccia cadere il governo, questo è buon senso: pensare che c'è ancora molto da fare".

Un botta e risposta che si è svolto nel corso di tutta la giornate tra i due vicepremier.  "Nel contratto c'è la revisione dell'opera che è giusta, si possono tagliare spese, strutture, è giusto chiedere più contributi all'Europa e alla Francia. Non si può fermarla e conto che il buon senso prevalga", ha detto Salvini a Rtl. E, sui possibili rinvii della decisione a dopo le Europee di maggio, il ministro ha sottolineato che "il tunnel sarà lì anche l'8 giugno, la scelta va fatta". "Nessun vertice di Governo oggi, vado a Milano, ne parliamo lunedì, io sono per fare non per disfare ", ha aggiunto Salvini. 

Replica Di Maio: "Quando su tre, due la pensano in un modo, io e Conte, poi non decide solo uno, altrimenti avremo problemi in futuro". 

 

Tav, Conte: "escludo crisi di governo, sarebbe assurdo"
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Commentando le parole di Di Maio che aveva definito irresponsabile lo stesso Salvini dopo le sue dichiarazioni di giovedì sera, il vicepremier leghista ha affermato: "Io irresponsabile? No, sono coerente e poi Luigi parlava ai suoi. Comunque non mi scandalizzo, ho sempre lavorato per riavvicinare le posizioni, devono partire i bandi per la Tav, a me interessa quello". 

"Questo Governo andrà avanti, sono contento di quanto ha fatto in questi nove mesi e ci sono ancora tante cose da fare", ha aggiunto Salvini, ribadendo che "la Lega non firmerà nessun provvedimento per bloccare l'opera: bisogna scegliere, non si può sempre rimandare".

Ma per il vicepremier 5Stelle, il weekend sarà di lavoro. "Sto lavorando insieme ai tecnici per far sì che questo risultato vada in porto. Noi abbiamo le soluzioni tecniche per evitare di vincolare i soldi degli italiani. L'obiettivo è che ci sia un accordo, la questione è politica. E' chiaro che stiamo parlando di qualcosa di più grande che e' il destino del governo, inevitabilmente sarà un weekend di lavoro". "E' chiaro ed evidente che se stai per ridiscutere un'opera non puoi vincolare i soldi degli italiani", ha aggiunto Di Maio, soffermandosi sulla scadenza dei bandi Telt, prevista per lunedì. "Se parliamo dei soldi degli italiani da investire per un'opera in cui ci si dice che sono più costi che i benefici allora prima ridiscuti l'opera e poi vincoli soldi", aggiunge.  

Interviene il Comité Lyon-Turin: "Stop alla farsa. Uno studio dell'Ue che sottolinea tutti i vantaggi della Lione-Torino è firmata dagli stessi esperti che hanno realizzato l'analisi costi/benefici molto negativa per il Movimento 5 Stelle in Italia": E, in un tweet, allega un articolo sulle ultime rivelazioni sul caso Ponti, che boccia la Tav in Italia e la promuove in un dossier per Bruxelles.

Il sottosegretario Armando Siri si rivolge al premier Conte e al vicepremier Di Maio e avanza una proposta: "I bandi di Telt per la Tav si possono pubblicare con la clausola della dissolvenza prevista dal diritto francese: con quella clausola, nonostante la pubblicazione, possono essere revocati in qualsiasi momento".

L'Unione Industriale di Torino, Amma, Ance Piemonte, Confagricoltura Piemonte e Confindustria Piemonte hanno querelato Alessandro Di Battista, che intervistato da Fabio Fazio a 'Che tempo che fa', aveva sostenuto l'esistenza di un legame fra 'ndrangheta e Comitati Sì Tav, oltre a fare accenni a non meglio precisati episodi di corruzione. Le associazioni, promotori di un Comitato Sì Tav, si considerano "destinatarie dell'offesa e ritengono tali dichiarazioni gravemente lesive".


[FONTE ANSA.IT]

Politici che manipolano pacchetti di voti, ex tangentisti e imprenditori collusi. Ecco la nuova tangentopoli che attanaglia la Lombardia

 
Attilio Fontana all'adunata degli alpini in piazza Duomo. AGF

Attilio Fontana all'adunata degli alpini in piazza Duomo.

 

In Lombardia è impossibile fare affari con la pubblica amministrazione senza “accordarsi” con imprenditori concorrenti, foraggiare amministratori prezzolati e oliare politici disonesti. Non solo, gli eletti sono, in larga parte, semplici “yes man” con un dominus nascosto – spesso un relitto di Tangentopoli -, al quale obbediscono a bacchetta. Sono alcune delle tristi verità che si evincono dall’inchiesta sulle tangenti che in questi giorni sta falcidiando i vertici di Forza Italia in Lombardia e che ha portato il presidente leghista della regione, Attilio Fontana, dritto nel registro degli indagati.
Un’indagine che appare ben lungi dall’essere conclusa. Una storia già vista, si potrebbe pensare – anche perché era dai tempi di Tangentopoli che dalle parti del Palazzo di giustizia di Milano non si vedevano imprenditori con l’avvocato al seguito presentarsi spontaneamente dai magistrati per autoincolparsi di corruzione -, ma non è così. Le 712 pagine dell’ordinanza predisposta dalla Dia (cioè dall’antimafia, perché oltre alla corruzione nella regione più industrializzata d’Europa c’è anche tanta ‘ndrangheta), che hanno portato a 23 arresti e a 90 indagati, al di là dei singoli reati tutti da dimostrare, raccontano molto.
Per esempio, dicono che chi decide candidature, giunte comunali e provinciali, governi regionali, presidenti di commissioni, direttori generali di ospedali, partecipate e enti vari, non sono i vertici politici “ufficiali”, quelli visibili, ma oscuri personaggi “attovagliati” in un costoso ristorante nei pressi del Pirellone.
Attilio Fontana, leghista doc, segue tutti i “consigli” suggeritigli da Nino Caianiello, il Burattinaio, il “Mullah” già condannato per concussione, uno che ha appena tentato di corromperlo. E non sembra importargli il fatto che Caianiello sia il dominus occulto di Forza Italia, in teoria un competitor politico. È quel Caianiello che incassa il primo stipendio da consigliere regionale di Angelo Palumbo, planato al Pirellone solo grazie ai voti veicolati da “Nino”. È quel Caianiello che dà della “cretina” a Laura Comi, ufficialmente un pezzo grosso del partito di Silvio Berlusconi (eurodeputata, vice presidente del Parlamento europeo, coordinatrice provinciale di Forza Italia di Varese), la quale invece viene trattata come una scolaretta alla quale fare “uno shampoo”, perché non ha ancora ridato parte dei soldi giunti grazie alle consulenze conferitele dall’ente pubblico Afol…
E al tavolo di quel costoso ristorante, trovano spazio anche relitti (pluricondannati) di Mani pulite come il craxiano Loris Zaffra, già presidente di Aler (un altro buco oscuro della regione), che maneggiano il potere usando gli stessi metodi del 1992, piazzando le persone lì dove possono poi ricevere appalti, dare consulenze, elargire posti di lavoro ad altri amici, i quali saranno a loro volta in debito. In un gioco di specchi infinito.  L’unica differenza col 1992 è che ora i soldi questi non li danno più al partito, ma se li tengono per sé.


PIERCAMILLO DAVIGO, ANTONIO DI PIETRO e GHERARDO COLOMBO.
 

Ma quell’inchiesta dimostra anche come gran parte degli affidamenti pubblici sia frutto di accordi spartitori tra imprenditori, che ritengono la “decima” ai politici di cui sopra un fatto scontato e che si rifanno dell’investimento concertando irrisori ribassi d’asta, depredando le casse pubbliche. Così lo stato si ritrova a pagare le tangenti necessarie per fregare lo Stato.
La tentata turbativa dell’appalto per la pulizia neve di A2A Calore & Servizi da 5 milioni di euro, seguita in diretta dagli investigatori, ne è un fulgido esempio. Per quell’affidamento ben sei società (F.I. Impianti Interrati s.r.l.; Edil Costruzioni Cuoco s.r.l.; Bonatti s.p.a.; AENERGIA RETI s.r.l.; Tagliabue s.p.a.; C.P.L. Concordia Soc. Coop.) tentano di accordarsi per offrire tutte lo stesso ribasso, non oltre il 10%. L’accordo salterà solo perché arriva una settima ditta, la Viridia, che non aderirà al patto corruttivo. Non per remore morali, ma solo perché deve per forza vincere un lotto, poiché è in crisi di liquidità. Tanto che il suo rappresentante se ne scuserà con i “colleghi”, promettendo loro che se vinceranno “poi l’anno prossimo non creeranno alcun problema…”!
Ma, si sa, gli incidenti capitano, quindi saltata la neve, molte delle stesse ditte iniziano a pensare alle prossime gare, c’è da accordarsi per quella sul teleriscaldamento, sulle fogne, ecc… Particolare non trascurabile, buona parte delle società che tentano la truffa erano già titolari del servizio neve, avendo vinto il bando nel lontano 2011.
Tutto ciò è possibile perché la Pubblica amministrazione non ha anticorpi per opporsi alla spoliazione sistemica: dirigenti, quadri e semplici impiegati non vogliono (o non possono) dire di no ai superiori, anche quando viene loro ordinato di compiere atti palesemente contrari alle norme.
Anche in questo caso l’inchiesta offre una sconfortante panoramica con la ricostruzione della supposta corruzione che ha reso la municipalizzata Amsa un bancomat per l’imprenditore in odore di ‘Ndrangheta Daniele D’Alfonso, titolare della Ecol-Service, spalleggiato dal politico di riferimento Pietro Tatarella, secondo i pm stipendiato a botte di 5 mila euro mensili proprio da D’Alfonso.
Anche in questo caso l’inchiesta offre una sconfortante panoramica con la ricostruzione della supposta corruzione che ha reso la municipalizzata Amsa un bancomat per l’imprenditore in odore di ‘Ndrangheta Daniele D’Alfonso, titolare della Ecol-Service, spalleggiato dal politico di riferimento Pietro Tatarella, secondo i pm stipendiato a botte di 5 mila euro mensili proprio da D’Alfonso.


PIETRO TATARELLA CON MARIASTELLA GELMINI.

Gli investigatori hanno intercettato emissari di D’Alfonso consegnare tangenti a un sindacalista della Fiadel, il quale – per i pm – avrebbe poi girato i soldi al direttore operativo di Amsa, Mauro de Cillis, per l’appalto sui rifiuti pericolosi. Ma hanno anche visto come i semplici dipendenti – che nulla avevano ricevuto in cambio – abbiano violato norme, fatto rivelazioni, concesso proroghe e accettato offerte, totalmente al di fuori di ogni regola.

Un commissario di gara arriva a telefonare a un dipendente dell’azienda perché nel bel mezzo della commissione aggiudicatrice ci si rende conto che mancano sia le fidejussioni bancarie sia l’autorizzazione a trattare rifiuti pericolosi (e la gara è per la raccolta dei rifiuti pericolosi!). E, visto che quei documenti non saltano fuori, i commissari decidono di proseguire ugualmente con l’assegnazione, che poi si metteranno d’accordo, perché alla fine non sono carte importanti…

 Le manette sono scattate quando la cricca si stava già concentrando sulle gare Amsa a venire: quella per la pulizia dei pozzetti, per la raccolta delle deiezioni nelle aree cani, per il trasporto dei rifiuti pericolosi. Tutti appalti che si sarebbero aggiunti ai tanti già incamerati da Ecol-Service, non solo con Amsa, ma anche con Cap Holding, la società che gestisce il servizio idrico integrato a Milano e altri Comuni lombardi – la quale al 2019 aveva quattro appalti attivi con la società, uno dei quali sospeso per disservizi e tre giunti quasi a naturale scadenza -, con la municipalizzata Alfa di Varese con molti comuni di Lombardia e Piemonte.

Interpellata da Business Insider Italia, Amsa ha dichiarato “di aver di aver predisposto la sospensione delle persone interessate da misure cautelari”. Bene, però quei dipendenti che si sono prestati al supposto illecito sono ancora al loro posto. E lì resteranno, in attesa dei prossimi D’Alfonso, Tatarella, De Cillis e compagnia cantante.


PALAZZO DI GIUSTIZIA TRIBUNALE MILANO.

In realtà, un’eccezione – l’unica luce in questo universo buio – c’è stata, si chiama Massimo Sandoni. È il funzionario dell’ufficio tecnico del comune di Gallarate – “un elemento bloccante”, per dirla con le parole dell’assessore all’Urbanistica, Alessandro Petrone, il suo nemico, ora in manette – che non solo ha osato dire di no a varianti spericolate del piano urbanistico, ma è anche passato all’azione. Quando gli inquirenti si sono resi conto che gli indagati si lamentavano dell’integrità di Sandoni, lo hanno chiamato, lo hanno interrogato e poi lo hanno cooptato nell’indagine, trasformandolo in un agente sotto copertura. E lui ha registrato tutto: pressioni, violazioni, insulti. Materiale che è oro nelle mani dei giudici. Ora Sandoni nella sua città, Gallarate, è stato definito dal sindaco Andrea Cassani “un eroe”. Ma è il medesimo sindaco che aveva scelto proprio Petrone per quell’assessorato fondamentale e che non si è mai accorto degli illeciti. Una triste ironia, ma forse anche una flebile speranza.  

[FONTE: Microsoft News]
 

Boeing 737 Max 8, i sospetti sul software e le cose da sapere sul disastro aereo

 

Premettiamo che occorre avere rispetto per la vita umana e chi costruisce mezzi, in questo caso di trasporto, nell'esercizio dell'impresa prima di tutto deve avere rispetto per la vita umana e poi i profitti sono una naturale conseguenza e non mai viceversa. Colpisce come proprio a morire siano stati dei volontari, delle persone che hanno dedicato tutta la loro vita agli altri. E loro, fuori da ogni retorica ed ipocrisia della politica casereccia italiana, loro si che andavani lì per aiutare gli altri a casa loro.  (Voci Libere)

L'articolo che segue è tratto dal Sole 24 Ore. 

Due incidenti mortali allo stesso tipo di aereo in meno di cinque mesi sollevano grossi interrogativi sull'affidabilità del velivolo. Soprattutto se si tratta del modello più nuovo realizzato dal costruttore numero uno al mondo di aeroplani. Ci vorranno probabilmente diversi mesi di indagini prima che si possano conoscere le cause dell'incidente del Boeing 737 Max 8 precipitato ieri ad Addis Abeba che ha causato 157 vittime.

Tuttavia le prime indicazioni trapelate dalle comunicazioni tra l'equipaggio e la torre di controllo inducono gli esperti di aviazione a supporre che vi siano aspetti in comune tra questa tragedia e l'incidente in Indonesia del 29 ottobre scorso di un altro B737 Max, della compagnia Lion Air, che ha provocato 189 morti.
I piloti non controllavano l'aereo
I problemi del Max di Ethiopian sono cominciati quasi subito dopo il decollo da Addis Abeba. Secondo quanto riferito, in via riservata, da un pilota esperto di sicurezza, mentre l'aereo di Ethiopian stava salendo in quota i piloti hanno comunicato un'emergenza, hanno detto che non riuscivano a controllare l'aereo e che avevano indicazioni sbagliate sulla velocità del velivolo. L'aereo è sembrato impennarsi e scendere in picchiata più volte prima della caduta finale.

Un aereo nuovissimo
Il Boeing Max è l'ultima versione rinnovata del velivolo più venduto al mondo, il 737 con due motori, capace di trasportare quasi 200 passeggeri, di solito usato sulle rotte a medio raggio (tre ore), ma nelle versioni più potenti può arrivare oltre, anche a cinque ore. Il Max ha fatto il primo volo tre anni fa (29 gennaio 2016) ed è entrato in servizio commerciale nel 2017 con Southwest, la compagnia americana antesignana delle low cost.

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Mafia, blitz dei carabinieri a Palermo: 32 arresti, smantellato un altro pezzo della Cupola 2.0

Mafia, blitz dei carabinieri a Palermo: 32 arresti, smantellato un altro pezzo della Cupola 2.0

PALERMO - I carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno arrestato 32 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, favoreggiamento aggravato, trasferimento fraudolento di valori, sleale concorrenza aggravata dalle finalità mafiose, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. L’inchiesta, coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano, è incentrata sulla famiglia mafiosa di Porta Nuova ed è la prosecuzione dell'operazione che Cupola 2.0 del dicembre scorso che porto in carcere 46 persone tra boss, gregari ed estortori .

L'inchiesta della dda di Palermo svelò anche il nome del nuovo capo della mafia, l'anziano padrino Settimo Mineo e ha portato alla luce una una mafia che torna al passato attraverso la ricostituzione della commissione provinciale e che afferma le antiche regole come quella della affiliazione rituale attraverso la "punciuta'" e il divieto ferreo per gli uomini d'onore di avere relazioni extraconiugali. 

Ma l'inchiesta racconta anche di una mafia più interessata che mai agli affari: la droga, antico business per anni lasciato alla ndrangheta, le scommesse online, nuova frontiera del guadagno illecito, le estorsioni. I carabinieri ne hanno accertate 28. Bersagli commercianti e imprenditori, soprattutto edili.

La Cosa Nostra che viene fuori dagli ultimi blitz dunque mantiene un solido attaccamento alle origini pur essendo pronta a puntare su investimenti nuovi. Una mafia arcaica, che continua a usare teste di capretto per minacciare i suoi nemici, a punire chi non rispetta le regole con la morte, ma negli affari non esita a scommettere sul futuro. 

La nuova Cupola di Cosa nostra era tornata a riunirsi dopo vent'anni, il 28 maggio scorso, ad Altarello di Baida, nel Palermitano. Il blitz, allora, portò in carcere il boss Gregorio Di Giovanni, indicato dagli inquirenti come uno dei rappresentanti della nuova Cupola. Le indagini successive hanno accertato che Di Giovanni, dopo la scarcerazione seguita a una condanna passata, aveva immediatamente affiancato il reggente del mandamento Paolo Calcagno, prendendone poi il posto alla guida della «famiglia» dopo l’arresto.

Da allora, secondo le indagini, era diventato lui il capo del clan: per un periodo suo vice era stato il fratello Tommaso, poi anche lui arrestato. Il capomafia è stato affiancato nella gestione delle attività illecite da uomini di fiducia di diversi quartieri del centro della città.

L’inchiesta, oltre a ricostruire gli assetti mafiosi, ha svelato che Calcagno, dal carcere, dava ordini per il sostentamento della sua famiglia. Nel corso dei colloqui in carcere forniva alla moglie e al cognato indicazioni sui soggetti cui rivolgersi per ricevere le somme di denaro che spettavano loro e i profitti degli investimenti economici realizzati in attività commerciali pienamente funzionali e attive.

[FONTE LA SICILIA]

Latte, assalto armato a un'autocisterna nel Sassarese

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Latte, assalto armato a un'autocisterna nel Sassarese

Due uomini a volto coperto e armati hanno assaltato stamattina un'autocisterna che trasportava latte. Il mezzo si trovava in territorio comunale di Torralba (Sassari) ed era diretto al caseificio "Fratelli Pinna" di Thiesi.

L'autista è stato fatto scendere e allontanare dai due, che poi hanno dato fuoco all'autocisterna senza sversare il latte in strada. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri.


[FONTE ANSA]
 

Latte, trovato l'accordo sul prezzo per 74 centesimi al litro


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Centinaio, bene accordo su prezzo, è solo l'inizio. Nuovo tavolo di filiera il 15 marzo.

SASSARI - Sul prezzo del latte c'è l'accordo. Il Tavolo convocato dal prefetto di Sassari Giuseppe Marani ha chiuso un'intesa che prevede 74 centesimi al litro, con l'impegno di un conguaglio a novembre in base al prezzo di mercato del pecorino romano. Al vertice in Prefettura hanno partecipato i rappresentanti dei pastori, le aziende di trasformazione con i rappresentanti del governo, della Regione Sardegna e delle associazioni di categoria.
Dopo un primo tavolo, sempre a Sassari, la vertenza sul prezzo del latte oggi era ripartita nell'incontro in Prefettura dalla base dei 72 centesimi stabiliti dieci giorni fa e dal decreto firmato ieri dal Governo, che ha stanziato 24 milioni di euro per sostenere la filiera lattiero-casearia della Sardegna. Al vertice in piazza d'Italia hanno partecipato pastori, aziende di trasformazione, associazioni di categoria con i rappresentanti di Governo e Regione. 

Via libera inoltre al tavolo di filiera: la prima riunione è convocata il 15 marzo alle 10 nella Prefettura di Sassari. La dirigenza del Consorzio Pecorino romano ha incontrato il prefetto di Sassari, Giuseppe Marani, e il capo di Gabinetto del ministero delle Politiche agricole, Luigi Fiorentino, e ha accolto la richiesta di istituire un tavolo per l'intera filiera dell' ovicaprino in Sardegna con pastori, industriali e associazioni di categoria. 

Verbale accordo, prezzo in crescendo sino a novembre
Il latte ovino verrà pagato dai trasformatori ai pastori 72 centesimi al litro a febbraio e 74 centesimi da marzo sino a fine campagna, come acconto per il conferimento del prodotto appena munto. A novembre 2019, quando sarà il momento del saldo su tutto il latte prodotto e portato ai caseifici industriali e alle cooperative, il prezzo del conguaglio da corrispondere agli allevatori sarà calcolato in base al prezzo del pecorino romano rilevato alla Borsa di Milano, e seguendo una griglia crescente. E' quanto prevede l'accordo sottoscritto oggi in prefettura a Sassari tra gli allevatori e i trasformatori. La griglia prevede: 72 centesimi al litro per un prezzo del formaggio di 6 euro al chilo, 76 centesimi al litro per il pecorino a 6 euro e 50 centesimi, 83 centesimi con il formaggio a 7 euro, 90 centesimi per il pecorino a 7 euro e 50, 96 centesimi con il formaggio a 8 euro, 1 euro e 2 centesimi con il pecorino a 8 euro e 50 al chilo.
Centinaio, bene accordo su prezzo, è solo l'inizio
''E' stato finalmente trovato l'accordo sul prezzo del latte tra pastori e trasformatori a 74 centesimi, con l'impegno di un conguaglio a novembre in base al prezzo di mercato del pecorino romano. È la dimostrazione che quando ci si siede a un tavolo con spirito costruttivo si raggiungono importanti traguardi''. Così il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio. ''Posso assicurare - continua il ministro - che quello di oggi è solo l'inizio. Andiamo avanti e ci mettiamo a disposizione, lavorando in modo serio sull'organizzazione dell'intera filiera e il rilancio del settore come ho sempre promesso''. Comunque quella di oggi, conclude, ''è un'ottima notizia, dopo l'approvazione del decreto legge in Cdm per la crisi del settore lattiero caseario e ovi-caprino''.

Salvini, soddisfatto per accordo. Presto in Sardegna 
"Sono soddisfatto e ringrazio tutti quelli che hanno permesso di arrivare a questo risultato positivo. Conto di tornare presto in Sardegna per festeggiare con i pastori, sempre pronto a intervenire qualora ce ne fosse bisogno". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini sull'accordo trovato per il prezzo del latte.

Pastori, cauto ottimismo in attesa tavolo filiera 
"Soddisfatti? È un punto di partenza, ma ora c'è da prendere in mano tutta la fase strutturale". E' cauto Gianuario Falchi, uno dei pastori che fa parte della delegazione degli allevatori al tavolo convocato in Prefettura per portare a termine la vertenza legata al prezzo del latte ovino. "Non c'è solo la parte industriale e cooperativa - spiega - ma c'è anche la grande distribuzione, che
nella filiera dovrà avere un ruolo molto importante, soprattutto per non riportarci nell'incubo delle aste al ribasso". Per ora,
sottolinea, "tutti hanno promesso, adesso bisogna vedere: noi vigileremo". Certo, "ad accontentare tutti non ce l'avremmo mai
fatta - dice - questa dei 74 centesimi è un'apertura, ci stiamo concentrando sul futuro".
Sulla stessa lunghezza d'onda Andrea Mulas, altro rappresentante dei pastori che ha seguito di persona la trattativa con industriali, governo, Regione e associazioni di categoria. "Chiudiamo questa prima partita e andiamo avanti col secondo punto", preme. "Stiamo aspettando che ci diano una data per il tavolo di filiera - afferma - dove si dovrà trattare sulla piattaforma da presentare all'assemblea straordinaria dei consorzi di tutela". Sarà quella la sede "per iniziare a modificare lo statuto e parlare di riforma per tutti i consorzi - conclude - per far ripartire la filiera, per il nostro futuro, per riprenderci i nostri diritti".
In rappresentanza di chi produce il latte c'era anche Coldiretti. "Chiedevamo un acconto per ri-quantificare a saldo il prezzo in base alle vendite dei formaggi, speriamo di aver imboccato una strada nuova, stiamo a vedere", dice il presidente regionale, Battista Cualbu. "Vogliamo che veramente questo impegno ricada positivamente sui pastori - chiosa - su chi materialmente munge il latte".

Unione Nazionale Consumatori, ottima notizia, sì ad accordo no a prezzi imposti
"Ottima notizia. Siamo sempre favorevoli ad un libero accordo tra le controparti, in questo caso tra rappresentanti dei pastori e aziende di trasformazione, così come è un bene che il Governo ed il Prefetto abbiano svolto un ruolo di mediazione tra le parti", cosi' Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, commenta favorevolmente la notizia dell'accordo a 74 centesimi al litro sul prezzo del latte. 
"Sarebbe stato invece inaccettabile l'imposizione di un prezzo politico ad 1 euro come si voleva fare inizialmente. Un ricarico del 66,6% che sarebbe stato traslato sui consumatori finali", prosegue Dona. "Resta da capire come mai il libero mercato non funzionasse e per questo attendiamo un pronunciamento dell'Antitrust", conclude Dona.

Agrinsieme Sardegna, nuovi passi avanti sul prezzo
Sul prezzo del latte ovicaprino oggi sono stati fatti "nuovi passi avanti", durante "la seconda riunione del Tavolo 'ristretto', nella quale è stato raggiunto un importante accordo tra le parti". Così Agrinsieme Sardegna, il coordinamento che riunisce le federazioni regionali di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, commenta favorevolmente l'accordo a 74 centesimi al litro sul prezzo del latte, "cifra che si avvicina a coprire i costi di produzione". "E' ora necessario continuare a lavorare affinché si leghi il prezzo del latte ovicaprino a quello di tutti i formaggi dell'Isola e non solo del pecorino romano; allo stato attuale, infatti, si arriverebbe al riconoscimento di 1 euro al litro solo con un prezzo del pecorino pari a circa 8,50 euro al chilo, con una quotazione che attualmente si aggira sui 5,70 euro al chilo", prosegue Agrinsieme Sardegna. 
In vista del nuovo incontro del Tavolo 'ristretto' a Sassari, che sarà convocato tra circa quindici giorni e "durante il quale auspichiamo si inizi a parlare dei controlli da estendere a tutti gli operatori della filiera, chiediamo che venga istituzionalizzato il Tavolo nazionale ovicaprino, attraverso un decreto ministeriale che ne specifichi i componenti e le competenze", continua il coordinamento regionale.

Coldiretti, ora vigilare sul rispetto dell'accordo 
Serve ora vigilare attentamente sul rispetto dell'accordo per fare in modo che si trasferiscano ai pastori gli effetti positivi sul mercato del pecorino determinati dall'intervento pubblico e dall'aumento delle vendite stimato pari al 30% dalla grande grande distribuzione, per effetto delle campagne promozionali. E' quanto afferma la Coldiretti, in una nota, nel commentare l'accordo sul prezzo del latte ovino raggiunto a Sassari dopo quasi un mese di negoziati. ''Da allora - ricorda la Coldiretti - circa tre milioni di litri di latte sono stati lavorati per essere dati in beneficienza, dati in pasto agli animali o gettati in strada per colpa di una situazione insostenibile che - sottolinea l'organizzazione agricola - ha portato i pastori all'esasperazione. Abbiamo firmato per ultimi con senso di responsabilità un accordo che aumenta del 20% l'acconto sul prezzo del latte consegnato dai pastori rispetto all'inizio del negoziato, con l'obiettivo pero' di arrivare a quotazioni finali di un euro per effetto della griglia di indicizzazione che è stata impostata. Restiamo impegnati per ottenere nuove regole - conclude - che valorizzino il lavoro dei pastori nella formazione del prezzo e vigileremo affinché, dopo le evidenti disfunzioni, si arrivi al piu' presto una corretta gestione del Consorzio di tutela del pecorino Romano che veda protagonisti i pastori, ai quali devono essere assegnate le quote di produzione''. In gioco, precisa Coldiretti, ci sono 12mila allevamenti della Sardegna dove pascolano 2,6 milioni di pecore, il 40% di quelle allevate in Italia, che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop).

Industriali soddisfatti, si riprende a produrre
"Si riprende a produrre serenamente". E' soddisfatto dell'accordo raggiunto a Sassari Pierluigi Pinna, uno dei titolari del caseificio Fratelli Pinna di Thiesi (Sassari) e rappresentante dell'industria lattiero-casearia sarda al tavolo sulla vertenza per il prezzo del latte. "Col buon senso si raggiungono sempre i giusti accordi - sostiene Pinna - oggi abbiamo fatto un grande passo avanti". Secondo l'ex presidente di Confindustria Nord Sardegna, "abbiamo convinto gli allevatori della bontà della nostra proposta: i pastori hanno capito e condiviso con noi il percorso che bisogna costruire per valorizzare la materia". Per questo, dice Pinna, "complimenti dal mondo della trasformazione agli allevatori ovini che hanno saputo dare il giusto indirizzo alla trattativa, hanno saputo condividere le soluzioni e hanno la volontà di continuare a condividere su un tavolo verde il percorso di crescita di questo settore".

[FONTE ANSA] 
 

Primarie Pd, dati finali: un milione e 600 mila votanti. Zingaretti il 66% dei consensi. E Conte telefona al neosegretario

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Affluenza superiore alle aspettative soprattutto nei grandi centri urbani. Zingaretti vince. Martina al 22%, Giachetti al 12. Veltroni: "Primarie segnale di luce nel buio"
La partecipazione alle primarie del Pd di ieri è stata più larga del previsto. La commissione Congresso del Partito Democratico rende noti i risultati dopo lo scrutinio del 93% dei collegi scrutinati. La partecipazione dovrebbe attestarsi intorno a 1.600.000 votanti. Al momento Nicola Zingaretti si attesta tra il 66% e il 66,5% dei consensi ; Maurizio Martina tra il 22,5% e 23%; Roberto Giachetti fra il 12,5% e il 13%, con un margine di errore di più o meno lo 0,5%.

In serata il premier Giuseppe Conte, a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, ha telefonato a Zingaretti per congratularsi per la vittoria.


Oggi Walter Veltroni, tra in fondatori del partito, ha definito le primarie "un segnale di luce" nel "buio" della perdita di speranza, pure escludendo per sé ruoli attivi nel Pd.

Ragionando in termini di macroregioni è stato in particolare il Centro-Nord a premiare Zingaretti, sebbene non vi sia area in cui non abbia raggiunto e superato abbondantemente la soglia del 50%. Secondo i dati di YouTrend, infatti, Zingaretti si è affermato con il 68,15% al Nord, con il 66,53% nella "zona rossa" (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche) e con il 59,43% al Sud.
Gianni Dal Moro, presidente della commissione Congresso ha affermato che "l'affluenza è stata omogenea in tutto il territorio nazionale, senza sacche di difficoltà e con un leggero picco al centro-sud, in particolare nel Lazio e in Campania". Osservando la mappa del voto regione per regione spicca anche un altro elemento, ossia l'aumento del voto nelle città, con Roma dove il gradimento per Zingaretti ha toccato quasi l'80%.

Ora, il voto dei gazebo sarà ratificato dall'Assemblea nazionale, che si terrà domenica 17 marzo.

 

Roma e Lazio

È stata di circa 190 mila persone l'affluenza a Roma e nel Lazio, in crescita rispetto alla scorsa tornata. E per Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, i risultati sono stati superiori a quelli della media nazionale, con quasi l'80% dei consensi. Insomma un vero successo. L'affluenza delle primarie è così suddivisa: circa 92 mila votanti a Roma, 43 mila nella sua provincia, 15 mila a Viterbo, 20 mila a Frosinone, 12 mila a Latina, 5 mila a Rieti. Alle precedenti primarie nel Lazio votarono circa 177 mila persone, di cui 77 mila a Roma città e 41 mila nella sua provincia.


Torino e Piemonte

Superata quota 81.793 votanti nella regione, Zingaretti ha vinto in tutti e 317 seggi con il 66.7% delle preferenze, (Martina il 19%, Giachetti il 14,28%). A Torino città il numero è cresciuto a 22.780, ossia poco in più rispetto al 2017. In tutta la provincia di Torino i votanti sono stati 50.091.

 
Firenze e Toscana

L'affluenza in Toscana ha registrato circa 160mila votanti. Nicola Zingaretti è andato oltre il 60% dei consensi e per la classe dirigente renziana è un terremoto. Il governatore del Lazio sfiora il 62 per cento quasi dovunque, anche a Firenze città e la sua affermazione cambia la geografia del Pd locale a trazione renziana.


Marche

Nelle Marche sono stati 38.813 i votanti alle primarie del Pd, un numero leggermente inferiore al 2017 (quando furono 47.106). Nei 264 seggi allestiti (un migliaio i volontari) Zingaretti ha prevalso con il 66,12% di voti.


Veneto

Nella regione governata dalla Lega i votanti sono stati 86.900, in leggero aumento rispetto all'ultima tornata, in cui avevano votato 86.756 persone.


Sardegna

Nicola Zingaretti vince a mani basse, con circa il 70% anche in Sardegna, dove l'affluenza è stata attorno ai 48 mila votanti, superiore ai 47.210 delle precedenti consultazioni del 2017 per la segreteria nazionale del partito.
 

Palermo e Sicilia

La Sicilia non si discosta dal dato nazionale e regala un largo successo a Nicola Zingaretti nelle primarie del Pd. Il dato più significativo quello di Palermo. Il governatore del Lazio va oltre il 67 per cento, contro il 23 della mozione Martina e il 9,5 di Giachetti. In tutto i votanti sono stati circa 15.500.  Zingaretti ha sfondato in città (74 per cento) e ha raggiunto il 60 per cento nei Comuni dell'hinterland palermitano. Singolare il caso di Ragusa dove Zingaretti ha vinto con il 70% e dove, guarda caso, vengono girate le scene della serie "Il commissario Montalbano" con protagonista il fratello Luca.
 

Bologna ed Emilia Romagna

Nicola Zingaretti trionfa alle primarie Pd. E Bologna ha fatto la sua parte: in città e provincia hanno votato quasi 50mila persone e il 71,22% ha scelto il candidato favorito. In totale ben 141.101 cittadini dell'Emilia Romagna hanno partecipato al voto. Rispetto al 2017 (215.958) c'è un calo, ma non il temuto crollo in una delle regioni tradizionalmente più importanti del Pd.

 
Milano e Lombardia

Nella città metropolitana di Milano le primarie del Pd sono state vinte da Zingaretti con il 68,2% dei voti, seguito da Maurizio Martina col 19,3 e da Roberto Giachetti con il 12,5. Non è però questo il risultato più eclatante, ma quello della partecipazione: nei 351 seggi allestiti hanno infatti votato 96.874 persone, cioè il 9,5% in più del 2017.
 

Genova e la Liguria

Oltre ventitremila i votanti solo nel genovese, superiori a quelli per le primarie 2017. Il governatore della Liguria Toti si complimenta: "Le #primariePd sono state un bello spettacolo di #democrazia. Complimenti a chi ha votato e ai candidati. E auguri di buon lavoro al nuovo segretario Nicola #Zingaretti".


Friuli Venezia Giulia

In Friuli Venezia Giulia hanno partecipato 24.691 elettori. La distribuzione territoriale per ambiti provinciali vede a Gorizia 3.191 elettori a Pordenone 5747 a Udine 10894 e a Trieste 4.859. Zingaretti ottiene 17.554 voti, pari al 71,40%, Martina 4.519, pari al 18,38%, e Giachetti 2.510, pari al 10,21%.


Napoli e Campania

Più di 50mila votanti nel capoluogo, per un totale di oltre 80mila voti nell'intera regione.

 
Bari e Puglia

Oltre 80mila votanti in Puglia, dove i risultati sono definitivi, dunque ampiamente superata la quota di 50mila votanti che era stata giudicata soddisfacente alla vigilia delle votazioni. Zingaretti vince con il 65% e fa il pieno di voti in tutte e sei le province pugliesi, con un picco del 78,07% in quella di Lecce.


Umbria e Basilicata

Rispetto al 2017 l’affluenza cala in entrambe le regioni per le quali già ci sono dati definitivi: in Umbria si passa dai poco più di 40 mila voti del 2017 a circa 30.700 votanti oggi. Mentre in Basilicata si assiste a un vero e proprio crollo: da 41.700 votanti di due anni fa ai 15.600 di oggi.


Reggio Calabria

Anche nella città di Reggio Calabria, dove hanno votato in tutto 6930 persone, Zingaretti è risultato il candidato più votato. Il governatore del Lazio ha ottenuto il 54,5% dei consensi (3780 voti), al secondo posto è arrivato Martina con il 32.7% (2.263 Voti), al terzo posto il duo 'Giachetti-Ascani' con il 12,8% (887 voti).


Valle d'Aosta

Sono stati 1.500 i votanti  in Valle d'Aosta. A Nicola Zingaretti sono andati 927 voti, pari al 62,17% dei consensi, Maurizio Martina ha ottenuto 347 voti, il 23,27% e Roberto Giachetti 217, il 14,55%.


Estero

Anche gli elettori del Pd all'estero danno fiducia a Zingaretti. Quando mancano solo i dati del Nord America, appare chiara infatti la vittoria del governatore del Lazio anche fuori i confini nazionali, con il 58,4% di preferenze. A seguire Martina, che incassa circa il 33% di preferenze e Giachetti, con l'8,5%.Guardando alle varie circoscrizioni, in Europa 1 Zingaretti prende il 53,4% contro il 36,4% di Martina e il 10,2% di Giachetti; in Europa 2 Zingaretti si impone ancora più nettamente con il 64,6%, Martina si ferma al 24,8% e Giachetti al 10,6%. In America Centrale invece Martina si impone nettamente con il 90%, davanti a Zingaretti con il 6,3%. In America del Sud Zingaretti prende il 55,8% davanti a Martina con il 42,3% e a Giachetti con l'1,9%. Nella circoscrizione Asia, Africa, Oceania e Antartide, invece, Zingaretti prende il 77,1% e e Martina il 22,9%.

[FONTE LA REPUBBLICA]
 

Reddito di cittadinanza: bando per i navigator, attesi 60.000 candidati

Prova con test, 100 quesiti tra cultura generale e Reddito

 
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Sono circa 60.000 i candidati attesi alla selezione per i navigator, le persone che dovranno guidare i beneficiari del reddito di cittadinanza nell'inserimento al lavoro. Lo si legge nel bando per l'organizzazione della selezione che parla di "Servizio relativo alla prova scritta per 60.000 candidati". La prova consiste nella somministrazione di un test a risposta multipla composto da massimo 100 quesiti su 10 materie: tra queste la cultura generale, la logica, l'informatica, il diritto del lavoro e le regole del diritto di cittadinanza.

Sono almeno 120mila le domande per accedere al reddito di cittadinanza che sono state raccolte e presentate in due giorni dalle diverse strutture impegnate su questo fronte. Alle 92.094 domande presentate alle Poste, direttamente allo sportello o tramite il sito gestito per conto del governo, si aggiungono infatti le 30mila raccolte dai Caf nel primo giorno di assistenza che se seguono lo stesso ritmo anche nel secondo giorno porterebbero il totale attorno alle 150mila domande.

Reddito, Di Maio: "Navigator supporto essenzial
 

"Oggi nel corso della Conferenza unificata chiederemo il rinvio del parere sul reddito di cittadinanza. Di Maio ci deve dire cosa vuole fare, se vuole che le Regioni esprimano un parere". Così il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti. "Ci aspettiamo che il governo ci faccia sapere nelle prossime ore quali sono le sue determinazioni e di arrivare a un'intesa. Ma al momento non sappiamo su cosa esprimerci perché non abbiamo il testo", ha concluso Toti.

[FONTE ANSA.IT]